Con il nome di Villamagna era chiamato nell’antichità un castello circondato da un borgo a circa 8 km a nord di Volterra. Probabilmente era di origine romana ( dal latino Villa e Magna: “grande abitazione” o “grande edificio”). Le più antiche notizie documentate risalgono al VIII secolo e più precisamente al gennaio 780, quando un mercante di stirpe longobarda, tale Ratcauso, nato e vissuto a Villamagna, donò all’abbazia benedettina di San Pietro in Palazzuolo ( presso Monteverdi, 20 km sud-ovest di Volterra) una parte dei propri beni situati proprio a Villamagna. La celebre abbazia era stata fondata in quegli anni e si stava consolidando con le donazioni di tanti benefattori.
La chiesa di Villamagna, chiamata Pieve di San Giovanni e Santa Felicita, compare in alcune pergamene dell’anno 975 e dell’anno 990 e in un atto di privilegio rilasciato ai canonici di Volterra nell’anno 1015 da Enrico II il Santo, imperatore del Sacro Romano Impero e re di Germania e d’Italia.
Nei secoli XI e XII Villamagna appartenne ai nobili signori di Montignoso ( un feudo a circa 7 km a nord-est di Villamagna) e in particolare alla famiglia aristocratica dei Cattani. Tuttavia furono i nobili Cavalcanti di Volterra che il 1 maggio 1199, volendo porre fine ad un secolare contrasto con Volterra, cedettero definitivamente al Comune la proprietà e la giurisdizione civile su tutto il territorio di Villamagna. Da quel momento il borgo entrò di diritto a far parte del rinascente Stato repubblicano di Volterra.
Terra fertile e quindi molto agognata, Villamagna fu a lungo contesa fra le fazioni politiche di Volterra in lotta per il potere cittadino, in particolare durante i conflitti fra Vescovo e Comune e fra guelfi e ghibellini (sec. XIII). Essendo anche terra di confine, Villamagna fu anche al centro delle guerre fra Volterra e i suoi potenti vicini, in particolare Pisa e Firenze. Si ricorda specialmente l’invasione delle milizie fiorentine che nel 1223 saccheggiarono Villamagna, devastando case, campi e villaggi per punire Volterra che l’anno precedente era stata alleata di Pisa nella guerra, poi perduta, contro Firenze.
Nel 1280, Alfanuccio di Maffeo, membro della famiglia volterrana dei Maffei, che nei secoli successivi avrà grande importanza, iniziò a possedere i suoi primi pascoli attorno al borgo.
Ben presto Villamagna assunse anche una rilevanza militare. I capi della repubblica di Volterra si resero conto che Villamagna poteva divenire un importante baluardo difensivo a nord della città. Fu così che nel 1291 vennero costruite le prime fortificazioni militari per timore di una incursione dell’esercito di Pisa contro Volterra.
Il Comune fece numerose opere di fortificazione lungo tutto il crinale che dai rilievi di Montignoso si sviluppa verso ovest, incentrandosi su Villamagna per poi proseguire verso il mare. Si tratta del crinale lungo il quale nell’estate del 1944, durante la Seconda Guerra Mondiale, le truppe tedeche opposero una tenace resistenza all’esercito americano che avanzava da sud.
Nel 1301, sempre per ragioni militari, venne fatto il primo censimento della popolazione perché il Comune intendeva predisporre le liste degli uomini abili ad usare le armi. Villamagna fu ripetutamente al centro delle incessanti guerre in Italia. Fu saccheggiata molte volte. Lo fu alla fine del Quattrocento, quando nella nuova guerra fra Firenze e Pisa, i soldati greci arruolati dalla repubblica di Venezia vennero spediti in soccorso a Pisa e devastarono tutto il territorio. Fu saccheggiata anche nel 1527, quando si presentarono a Villamagna i temuti Lanzichenecchi che erano stati lanciati in Italia dall’imperatore Carlo V di Spagna per punire il papa Clemente VII, della potente famigia fiorentina dei Medici, che aveva tentato di sottrarsi alla egemonia spagnola cercando un’alleanza col re di Francia. Due lapidi, apposte sulla villa di San Donnino ricordano il triste avvenimento.
Villamagna tornò agli onori della cronaca durante l’ultima guerra combattuta dalla libera repubblica di Firenze contro l’imperatre Carlo V e il Pontefice Clemente VII, tornato all’amicizia con la Spagna nel 1530. Volterra che si era trovata a combattere al fianco di Firenze, venne assediata dalle truppe spagnole e per evitare il peggio si arrese il 24 febbraio 1530 firmando la capitolazione a Villamagna, dove i generali di Carlo V avevano posto il loro quartier generale. Firenze tuttavia lanciò un contrattacco e rioccupò Volterra nell’aprile del 1530 a seguito di una brillante azione del generale repubblicano Francesco Ferrucci. Ferrucci difese poi la città quando le truppe spagnole, dopo essersi riorganizzate e avere ricevuto rinforzi, tornarono all’assalto di Volterra nel maggio 1530. I comandanti spagnoli Fabrizio Maramaldo e il marchese Alfonso d’Avalos Del Vasto, misero il loro campo a Villamagna e da l“ diressero la battaglia contro il generale Ferrucci, ma gli spagnoli furono sconfitti e dovettero sgomberare tutto il territorio volterrano nel giungo 1530.
La guerra che aveva opposto la repubblica di Firenze all’alleanza fra Spagna e Papato, fu alla fine perduta da Firenze e la città venne definitivamente sottomessa al governo della famiglia Medici al cui maggior esponente Cosimo I venne riconosciuto il titolo di Granduca di Toscana nel 1569.
La guerra del 1530 e gli stenti ai quali la popolazione era stata sottoposta procurarono una orribile epidemia di peste bubbonica che falcidiò la gente di Villamagna. Superato faticosamente il contagio- il borgo diventò allora sede di un ospedale e di un lazzaretto per i malati – Villamagna entrò in una lunghissima fase di tranquillità durata molti secoli, fino alla Seconda Guerra Mondiale, quando il borgo divenne il fulcro di una battaglia protrattasi per molti giorni fra tedeschi e americani, con gravi perdite fra entrambi gli eserciti e la popolazione civile (luglio 1944).
A Villamagna, degna di menzione, è la già ricordata e antichissima Pieve di San Giovanni Battista e Santa Felicita, antecedente al X secolo. Chiesa di stile romanico ad una sola navata, risulta costruita sopra un piccolo tempio preesistente le cui tracce sono riscontrabili in una cripta che si trova sotto l’altare maggiore. Fino alla metà del Novecento, la Pieve ha ospitato un importante dipinto del grande artista Rosso Fiorentino (1521) raffigurante la Madonna seduta. Tale opera si trova oggi nel museo diocesano d’arte sacra a Volterra.
A poca distanza dalla Pieve, nell’area adiacente al cimitero di Villamagna, si trova la piccola chiesa della Madonna della neve ( sec. XVII). La chiesetta è molto cara alla popolazione locale perché la Vergine Maria, il cui ritratto risalente al secolo XIV e ivi conservato, viene ritenuta la provvidenziale salvatrice del borgo in occasione di una grave epidemia di tifo, abbattutasi sul territorio alla metà del XIX secolo.
Si sa che Villamagna contava 314 abitanti nel 1551, saliti progressivamente ad 840 nel 1876. Oggi risiedono nel paese e nel circondario circa 700 abitanti.
L’elemento più caratteristico di Villamagna e il vero e proprio fulcro del paese è costituito dalla Villa di San Donnino. Si tratta di una imponente costruzione cinquecentesca. Il progetto è del grande architetto Baldassarre Peruzzi (1481-1536), nato a Volterra, vissuto a Siena e a Roma e considerato uno dei maggiori ingegni del Rinascimento.
La costruzione della villa fu commissionata dal nobile volterrano Mario Maffei (1459-1537), vescovo umanista di grande fama, eletto cardinale dal papa Leone X (1513), esponente massimo della famiglia dei conti Maffei che ebbero per molti secoli vasti possedimenti nella città e in tutto il territorio di Volterra. La villa era certamente ultimata nel 1527 perché le già citate lapidi apposte sopra il portale vòlto a nord e su un fianco dell’edificio ricordano il dolore di Mario Maffei per le rovine causate dall’invasione dei Lanzichenecchi e per il fatto che il palazzo fu “amicis hospitium, pauperibus refugium” durante il saccheggio del 1527.
All’interno della villa è conservata un’opera del celebre pittore letterato Salvator Rosa, vissuto nel Seicento e molto amico della famiglia Maffei. Si tratta di una grande croce dipinta in parte sulla volta e in parte sulle pareti di un salone. Molte stanze sono decorate dal pittore Lodovico Gamberucci ( metà del secolo XIX). Una parte della villa è chiamata “appartamento del Re” per avervi soggiornato il primo re d’Italia Vittorio Emanuele II di Savoia. Detto appartamento fino alla metà del Novecento mantenne l’aspetto e l’arredamento di quando era stato abitato dal re.
Alla villa di San Donnino è associata una cappella gentilizia le cui origini risalgono al secolo XV ma che è menzionata già nel secolo VIII col nome di Chiesa di San Donnino. Poco più distante sorge un edificio sormontato da una torre che fungeva da foresteria per la villa di San Donnino. Tale fabbricato si chiama “l’Orologio” ed era già inventariato nel catasto del Granduca di Toscana Leopoldo II nei primi dell’Ottocento.
La villa di San Donnino, molti secoli fa, dette nome alla grande fattoria appartenente ai conti Maffei. La fattoria ebbe una estensione fino a 2000 ettari con decine di poderi disposti in un paesaggio agrario in cui predominavano coltivazioni promiscue a olivi, viti e seminativi. Alcune case coloniche risalgono al settecento quando con le riforme agrarie del granduca di Toscana Pietro Leopoldo di Lorena (divenuto poi imperatore d’Austria con il nome di Leopoldo II d’Asburgo) ci fu un grande processo di modernizzazione e di nuova edilizia nelle campagne.
La fortuna dei Maffei andò perduta nella seconda metà del secolo XIX. L’ultimo esponente della casata fu il conte Niccolò Maffei, uomo politico di parte democratica, più volte sindaco di Volterra e deputato al parlamento italiano. A lui successero nel possesso della villa e della fattoria, prima i marchesi Nerli, poi i signori Luti. Alla fine dell’Ottocento, tutta la proprietà venne acquistata da un industriale laniero di Prato, Cesare di Odoardo Vannucchi, i cui discendenti, prima Manlio e poi Vanna Vannucchi, hanno mantenuto il possesso del nucleo centrale della proprietà. La tenuta oggi risulta ridimensionata rispetto ai tempi dei conti Maffei perché alla metà del Novecento è intervenuta una divisione ereditaria ed è entrata in vigore la riforma agraria disposta dal governo italiano che ha espropriato molte terre nel volterrano concedendole ai contadini coltivatori diretti.
Verso il 1960 la villa è stata vendiuta ad alcuni privati che ne hanno ricavato una serie di abitazioni. La fattoria invece, ora chiamata San Giovanni, di circa 230 ettari è stata notevolmente modernizzata.
Sul muro di cinta della villa e sul fabbricato settecentesco, originariamente adibito ad uffici e alloggi del personale dipendente della tenuta ed ora residenza dei titolari della fattoria San Giovanni, sono apposte due lapidi che ricordano i contadini caduti nella Prima Guerra Mondiale e la già citata battaglia di Villamagna del luglio 1944.
Il centro aziendale della fattoria è attorniato da un parco secolare e da lunghi viali di cipressi.